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TAOMAG e Open Your City

Partecipa alla discussione aperta da TAO MAG sul suo blog, con il seguente testo:

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Reclaim the screens

Dalla richiesta di aiuto di un naufrago in una bottiglia di vetro ad un tweet trasmesso sul web, qualunque messaggio presuppone un destinatario che “apra” e legga. A meno che chi ha in mente un messaggio non possa scriverlo direttamente sui muri.
È un po’ questa l’idea del collettivo artistico VR/Urban, che, promuovendo una riappropriazione collettiva degli spazi urbani attraverso dei “graffiti luminosi”, invita a partecipare alla loro performance “Reclaim the screens” per un’informazione accessibile e tangibile inserita nel programma di Share Festival e nella Notte delle arti contemporanee di Torino. Chiunque sabato 10 novembre potrà scrivere un sms e lanciarlo con una particolare fionda su una parete pubblica e precisamente quella dell’ingresso del padiglione centrale del MOI dalle 21 alle 24.

E tu, quale messaggio vorresti spedire con la fionda?

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Open Your City

Il filo conduttore dell’edizione 2012 di Share Festival (che inaugura il 30 ottobre a Torino col titolo “Open Your City”) è il concetto dell’open source, non inteso solo a livello puramente tecnologico, ma soprattutto etico e culturale.
Secondo Simona Lodi, art director del festival, “attualmente tutte le riflessioni sulla città ruotano attorno al concetto di ‘smart city’ e si basano su una prospettiva tecnocratica secondo la quale il cambiamento può avvenire solo per mezzo della tecnologia. Questo invece non è sufficiente. È necessario innanzitutto promuovere un cambiamento culturale. Una città aperta è una città in cui i cittadini partecipano alla vita pubblica, in cui si apre la porta di casa agli altri, perché la città è un bene comune.”
Non è casuale l’utilizzo del termine ‘Your’ nel titolo: il festival si concentra sulla necessità di responsabilizzare i cittadini ad una riappropriazione dal basso della città, non solo di spazi fisici, ma anche politici e culturali, per un cambiamento del paradigma da città verticale a città orizzontale.
“Per gli artisti presenti in mostra, ‘aperto’ è soprattutto non finito, non chiuso; la partecipazione si esprime attraverso una rinuncia del copyright sui propri lavori in funzione della condivisione. Il ruolo dell’arte in questo processo è fondamentale perché offre una prospettiva di riflessione sul futuro della città e fornisce gli strumenti per un’analisi anche critica.”

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aperto [a-pèr-to] agg., s.
Un luogo aperto è spazioso, come una piazza; se è in mare aperto o in aperta campagna è lontano dalla costa e dall’abitato.
L’aggettivo “aperto” può avere significati diversi per lo più positivi ma anche con risvolti negativi.
Una città si considera aperta se è accogliente, democratica e favorisce l’integrazione. 
Durante la seconda guerra mondiale, però, le città dichiarate aperte erano quelle consegnate all’occupazione del nemico. Una dichiarazione che, se unilaterale, non ha potuto garantire la protezione di alcune città dichiarate aperte e comunque bombardate e violate, come Belgrado e Roma.
Che cosa fa di una città un luogo aperto? È una questione fisica, sociale, amministrativa, …?

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