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MARKET FORCES

shopdropping
a cura di Simona Lodi
ONLINE GALLERY

Share Festival Market Forces  3-8 Novembre
Museo Regionale di Scienze Naturali, via Giolitti, 36
h 10-19

Partendo dal progetto speciale per Share Festival 2009 di Salvatore Iaconesi Squatting Supermarkets, dove è narrata l’evoluzione del nostro quotidiano attraverso lo shopping “aumentato” , lo statement della mostra parte da questa domanda: gli artisti possono essere una fonte alternativa di conoscenze sull’economia?
Dice Simona Lodi:  “Ho coinvolto artisti che hanno lavori che hanno attinenza con il marketing, l’e-commerce, la comunicazione commerciale. Opere scherzose e paradossali che spesso usano il supermercato, anche in versione e-commerce, come luogo privilegiato. In questo contesto tematico il supermercato è spazio dell’azione migliore e tempio indiscusso della nostra identità di consumatori che gli artisti sovvertono e trasformano in campo d’azione artistico, molto spesso attivista. Il supermercato,  è il luogo rappresentativo per eccellenza delle dinamiche sociali e scenario o meglio spesso non-scenario delle nostre vite, dà inoltra la possibilità di visualizzare gli aspetti astratti delle forze economiche.

Il mercato globale poi è il contesto di verifica delle contraddizioni del nostro stile di vita e il luogo di urto favorito per costruire la storia personale quotidiana che si nell’acquisto di merci crea l’identità dell’individuo.
La mostra aggrega opere che fanno scricchiolare il suono ridondante di  parole abusate come marketing, e-commerce, global companies, credit crunch, new-economy, neo-capitalismo, gift-economy, free-economy, neoliberismo.
L’analisi delle forze del mercato è un tema vasto che da Duchamp a Jeff Koons ha ispirato molti artisti, quindi sono state scelte solo opere recenti e legate ai new media.
Per esempio a due artisti sloveni – Janez Jansa e Igor Stromaier – aprono la borsa dei problemi – dove si possono comprare e vendere problemi –  perché è dai conflitti che nasce l’opportunità di trarre profitto. L’artista americano John Freyer mette in vendita su eBay tutti i propri averi, compreso un dente da latte, ottiene quasi 5.000 dollari; mentre il collettivo Les Liens invisibles progetta un’operazione di viralmarketing spingendo gli utenti di facebook al suicidio. Nella mostra ci sono artisti che agiscono come company vere e proprie, inventano campagne marketing ed emettono comunicati aziendali. Invece che mostre in gallerie d’arte radunano il pubblico in “convention”, agiscono in terza persona tramite legali rappresentanti, amministratori delegati, azionisti, influiscono direttamente sul mercato azionario e sull’andamento in borsa delle aziende prese di mira con azioni di disturbo come siti fake e azioni prank, squatting supermarket, anti-games, supermercati-fake, attivismo guerrilla.
Oppure compiono azioni attiviste nei supermercati come lo shop-dropping – il più famoso è quello di Banksy che distribuisce 3000 copie fake del CD di Paris Hilton – mandando in tilt gli store e i supermencati. Esempi più famosi sono stati gli e.toy, RTMark, Yesmen, Problemmarket.

Ecco che l’idea secondo cui arte e economia sono incompatibili sembra oggi totalmente superata. Molti artisti contemporanei non solo esprimono sui media opinioni riguardo al mercato e ai risvolti economici dell’arte, ma usano la propria arte per riflettere sui meccanismi economici o per farne la parodia.